Counselling Gestalt: come colmare il gap esistenziale

Counselling Gestalt è una teoria pratica esistenziale il cui approccio deriva dal fondatore Fritz Perls tra li anni 50/60. Una sua frase indica il nucleo fondante di questo approccio esistenziale:

Se ti assumi la responsabilità di quello che stai facendo,
del modo in cui produci i tuoi sintomi,
del modo in cui produci la tua malattia,
del modo in cui produci la tua esistenza
– al momento stesso in cui entri in contatto con te stesso –
allora ha inizio la crescita, ha inizio l’integrazione

Responsabilità è un termine che a molti non risuona, anzi credono che sia un modo di assumersi una colpa.

Invece assumersi la responsabilità, significa entrare in contatto con sé, riuscire ad essere consapevole dei propri pensieri, delle emozioni e dei segnali del corpo che indicano la direzione da prendere, quando ci si trova ad un bivio nella vita.

Una domanda che ci si può porre è: “dove sono ora?

Rispondere non significa fare riferimento al luogo, anche se potrebbe rientrare nella risposta, a patto che questo avvenga dopo aver fatto riferimento alla propria posizione esistenziale.

Sei nel passato? Allora stai vivendo emozioni legate alla depressione.

Sei nel futuro? Allora vivi emozioni legate all’ansia.

Nella posizione esistenziale si descrive come si vede se stessi e gli altri.

Una questione molto diffusa tra gli esseri umani, è posizionarsi in un gap esistenziale.

Come se ci si trovasse in un punto, e per raggiungere un altro punto, si è separati da un vuoto che dovrebbe essere colmato con un ponte, con un qualcosa che permette di attraversare questo vuoto.

Un poco come quando si vive nel passato e poi ci si proietta nel futuro, senza vivere il presente. In questo caso la posizione esistenziale è la classica nevrosi.

Come colmare il gap esistenziale? Come riuscire a creare un ponte attraverso il quale si può giungere ad unirsi con quello che si è, senza vagare tra il passato e il futuro?

Bisogna sottolineare che immaginare un obiettivo e lavorarci sopra, non significa muoversi nel futuro, in quanto il lavoro che si compie è nel presente.

Mentre invece fare riferimento sempre al futuro con le classiche domande “cosa succederà?”, “cosa dovrò fare se?”. Tali domande poste in modo continuativo, creano ansia.

Come prima cosa bisogna iniziare un lavoro nei confronti di sé, che consiste nel divenire consapevoli della posizione attuale che si vive.

Quindi ad esempio, riconoscere che si sta vivendo questo gap e non attribuire la responsabilità a qualcosa di esterno.

Riconoscere il proprio gap esistenziale, significa divenire consapevoli che bisogna iniziare a darsi una mossa, muoversi verso…….

Il movimento da compiere non consiste nel muoversi verso qualcosa fuori da sé. Il movimento da compiere è muoversi verso sé. Acquisire una visione meta, cioè riuscire a guardare cosa si pensa, cosa si prova e come ci si comporta.

Il lavoro quindi va fatto attraverso una connessione con le proprie capacità di auto osservazione, attraverso esercizi che aumentano la propria consapevolezza dei pensieri, del corpo e dei propri atteggiamenti mentali e del comportamento.

Questo può essere fatto da soli, o se non si riesce, farsi aiutare da un professionista che agevola il lavoro.

Quali sono i segnali che si sta vivendo un gap esistenziale?

Andiamoli a vedere insieme:

  • ti senti depresso

  • non riesci a prendere una decisione

  • ti manca la motivazione per intraprendere nuovi progetti

  • manca l’autostima

  • se ti manca costanza nel fare le cose

  • vivi nella paura

  • ti senti inutile

  • ti arrabbi spesso

  • vedi tutto negativo

  • vivi in modo stressato per lungo tempo

  • non riesci più a ridere

  • non fai progetti

  • ti senti sempre stanca

Questi sono solo alcuni dei sintomi del gap esistenziale.

Il Counselling Gestalt aiuta ad affrontare questo gap esistenziale, attraverso un lavoro su di sé, sui pensieri, sulle emozioni, sul corpo, sul modo di comunicare e sul propria atteggiamento mentale e comportamento.

In questo lavoro il cliente che si rivolge al Counsellor, inizia ad entrare in uno spazio di consapevolezza durante le sessioni e vi è un continuo mettersi in gioco tra Counsellor e cliente, in  modo tale da creare spazi dedicati alla comprensione delle proprie dinamiche interiori.

Bisogna tener presente che il Counsellor ha effettuato un lungo training di lavoro su di sé, durante il percorso di formazione, per cui si è allenato nel vivere situazioni in cui l’ascolto attivo, l’empatia e il proprio atteggiamento mentale, sono le risorse utilizzate per lavorare con il cliente.

In queste dinamiche che si affrontano, durante le sessioni di Counselling, il cliente apprende nuovi modi di comunicare, di relazionarsi a se stesso e soprattutto apprendere come creare quel ponte che va a colmare il gap esistenziale e lo porta a vivere nel “qui ed ora”.

Per concludere viene consigliata una risorsa su tale attività, in cui si può accedere gratuitamente e ricevere informazioni.

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